Cento anni fa il Figaro pubblicò il Manifesto del Movimento Futurista firmato da Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Giacomo Balla, Luigi Russolo e Gino Severini. Questo movimento coinvolse tutti i linguaggi artistici del tempo e fu la naturale espressione della rivoluzione tecnologica dei primi anni del ‘900. Le caratteristiche della prima fase del Movimento Futurista furono fiducia nel progresso, dinamismo, esaltazione della velocità e dell’industria, perfino della guerra, con un atteggiamento spesso anarchico; in pittura viene decretata l’abolizione della prospettiva tradizionale a favore di una visione simultanea per esprimere il dinamismo degli oggetti.

Gino Severini era nato a Cortona, ma diceva di essere nato artisticamente a Parigi che raggiunse nel 1906, a 23 anni: dopo il classicismo ed il divisionismo, ci fu anche l’incontro con Picasso e il Cubismo e la sua visione divenne caleidoscopica, un vero condensato di luci e colori, passato e presente, spazio e tempo, un insieme di immagini frammentate e sovrapposte. A Cortona sono rimaste numerose opere nel MAEC, nel Museo Diocesano, nella Cattedrale, nella Chiesa di S. Niccolò, ma ve ne sono anche all’aperto come la Via Crucis, realizzata in mosaico, che accompagna la salita fino al Santuario di S. Margherita ed il grande mosaico di S. Marco sulla facciata dell’omonima chiesa.

Severini morì a Parigi nel 1966, ma volle che le sue spoglie ritornassero nella sua città natale; dopo Luca Signorelli e Pietro Berrettini, Gino Severini… da Cortona un altro pittore di livello internazionale.