È finalmente aperta la mostra sui Della Robbia: le sale sono affollate di opere splendenti, colorate e luminescenti; si passa fra ali di personaggi espressivi e quasi a grandezza naturale, sotto gli occhi di Madonne colte in un momento di tenerezza e appagamento – Madonna di Palaia, con le mani che tengono stretto il Figlio, premendo le dita sulla tenera carne – Madonna della mela del Bargello, Madonne piangenti al centro di un dolore corale – Pietà fra S. Giovanni Evangelista e la Maddalena del Bargello. Vi si vedono anche lesene, canestri di fiori e frutta, piccoli animali, mattonelle, pale d’altare, quadretti, vasi, stemmi… tutto realizzato in terracotta invetriata, “un’arte nuova, utile e bellissima” secondo il Vasari, che ci informa che Luca “faceva l’opere di terra quasi eterne”. Il successo fu grande: le opere erano innovative, economiche, durevoli, incredibilmente belle e adatte a decorare gli ambienti rinascimentali; nell’arco di un secolo esse invasero Firenze, la Toscana, l’Italia e anche molti paesi dell’ Europa occidentale. Con Luca lavorò molto il nipote Andrea e dopo continuarono tutti i suoi cinque figli maschi: Giovanni, Marco, Francesco, Luca il Giovane e Girolamo Della Robbia. Solo in provincia di Arezzo sono presenti più di 160 opere robbiane: un vero museo diffuso in Casentino (Bibbiena, Castel Focognano, Santuario della Verna, Montemignaio, Poppi, Pratovecchio, Stia), Valdarno (Bucine, Cavriglia, Montevarchi, San Giovanni Valdarno, Terranuova Bracciolini), Valdichiana (Castiglion Fiorentino, Civitella in Valdichiana, Cortona, Foiano della Chiana, Lucignano, Monte S. Savino) e Valtiberina (Anghiari, Badia Tedalda, Monterchi, Pieve S. Stefano, Sansepolcro, Sestino).