A Siena il 1° dicembre coincide con l’inizio dell’Anno Contradaiolo ed è uno dei giorni più colorati dell’anno, perché il Rituale approvato il 1° dicembre 2003 stabilisce l’esposizione delle bandiere alle sedi e ai confini di tutte le contrade; alle trifore del Palazzo Comunale, a Palazzo Sansedoni, a Palazzo Salimbeni, a Palazzo Chigi Saracini, al Palazzo della Provincia, al Palazzo Arcivescovile ed in Cattedrale. Il Rituale stabilisce anche un solenne pranzo dei Priori, al termine del quale nel Palazzo Pubblico il Sindaco viene fatto omaggio di un dono simbolico; quindi il corteo, formato dal Labaro del Magistrato, seguito dai Priori e da un tamburino e due alfieri per ciascuna contrada, lascia il Palazzo Comunale per raggiungere la Cattedrale dove S.E. l’Arcivescovo ed i Correttori delle Contrade officiano la Santa Messa. All’inizio della celebrazione, un messaggio di saluto all’Arcivescovo è espresso dal Rettore del Magistrato il quale partecipa anche all’Offertorio in rappresentanza di tutte le Contrade.
Il 1° dicembre a Siena c’è la Festa di Sant’Ansano, il primo Patrono di una città che si vanta figlia diretta di Roma; nessuna sorpresa, quindi, se anche il Santo Patrono è romano: sembra che sia nato nel 284, figlio del senatore Tranquillino, e che sia entrato in contatto con il Cristianesimo grazie alla matrona Massima; scoperto e denunciato dal padre, riesce a fuggire e ad arrivare a Bagnoregio (Vt), poi ad Allerona, nei pressi di Orvieto. Un angelo gli fa raggiungere infine Siena dove inizia a predicare il Vangelo e a battezzare i primi cristiani, tanto da meritarsi il titolo di “battezzatore dei senesi”. Anche a Siena fu perseguitato e fu obbligato a sostenere la prova del fuoco e dell’olio bollente in quella zona di Siena che si chiama oggi “Fosso di Sant’Ansano”. Tuttavia lui ne uscì indenne ed allora il Proconsole Lisia lo fece imprigionare in una torre indicata dalla tradizione in Via San Quirico, accanto ad una chiesa che ha preso il nome di Chiesa delle carceri di Sant’Ansano; da lì uscì il 1° dicembre 304 (o 303 secondo altre notizie) per raggiungere Dofana, sulle rive dell’Arbia, il luogo del martirio per decapitazione. Il suo corpo rimase sepolto nella Pieve di Dofana, nella Diocesi di Arezzo, fino al 1107 quando, con il consenso del Vescovo di Arezzo, i Senesi poterono andare a recuperare i resti di Sant’Ansano (tranne il braccio sinistro che rimase nella chiesa di Dofana e la testa, portata nella Cattedrale di Arezzo) e li traslarono in Cattedrale dove un fulmine li bruciò nel 1359 lasciando solo il braccio destro. Sembra che un dito si conservi nella Pieve di San Giovanni Battista a Sant’Ansano, nel Comune di Vinci.