Una delle chicche del Cortona MIX Festival 2012 è stata la programmazione di Visions al Teatro Signorelli, in tarda serata: serie mixata di documentari fra i quali uno è stato dedicato a Gino Severini con la proiezione di un documentario girato dal nipote Sandro Franchina fra il 1963 e il 1974.
Gino Severini, maestro del Futurismo, nacque a Cortona il 7 aprile 1883 e vi studiò fino a 15 anni quando fu espulso da tutte le scuole del regno perché aveva rubato i temi d’esame. Nel biennio 1998-99 frequentò la casa-crocevia di artisti che Matilde Lucchini aveva a Radicofani: lei ne scoprì il talento artistico e lui iniziò la sua carriera arrivando poi sedicenne a Roma. Qui Giacomo Balla lo avviò alla pittura divisionista che approfondì a Parigi a partire dal 1906. Vi si era recato per studiare la pittura degli impressionisti e dei post-impressionisti e vi conobbe molti dei maggiori esponenti delle avanguardie artistiche: Paul Signac, George Braque, Juan Gris, Amedeo Modigliani, Pablo Picasso; incontrò anche poeti come Guillaume Apollinaire, Paul Fort e Marx Jacob. Nel 1910 fu uno dei firmatari del “Manifesto della pittura futurista” insieme a Filippo Tommaso Marinetti, Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Luigi Russolo; nel 1912 si fece raggiungere a Parigi da Boccioni e Carrà per partecipare alla prima mostra dei Futuristi che egli stesso aveva organizzato. Successivamente espose a Londra, Berlino, Stati Uniti, Ginevra, Milano, Venezia, Roma; l’alternanza dei suoi soggiorni tra la Francia e l’Italia continuò finché non si trasferì definitivamente a Parigi dove aveva ricevuto una cattedra di mosaico.
Si era sposato nel 1913 con Jeanne, la figlia sedicenne del poeta Paul Fort: testimoni di nozze furono Apollinaire e Marinetti, dopo che quest’ultimo, Boccioni ed altri gli avevano inviato un telegramma scongiurandolo di non farlo, pena la loro amicizia. Avrà tre figli: Gina (1915), Romana (1937) e Jacques, morto a sei anni.
Severini non trovò solo la famiglia a Parigi; vi trovò il suo maestro Seurat, vi trovò Cézanne, impegnato ad esprimere l’invisibile, vi maturò una gran voglia di rompere le regole esistenti per sperimentare. In particolare, fra il 1910 e il 1915, innestò i valori dinamici del Futurismo su quelli costruttivi del Cubismo, fondamentale quest’ultimo per portare le forme alla loro essenzialità …. Il suo cubismo era quasi meccanico e qualcuno l’ha definito psichico: l’oggetto è rappresentato come si presenta al pensiero dell’artista e l’obiettivo è ottenere il dinamismo. Nel 1921 pubblicò il trattato “Dal Cubismo al Classicismo”, con cui Severini passò da un’estetica cubo- futurista ad una pittura che si può chiamare “neoclassica” con influenze metafisiche, che echeggiava la nuova sensibilità nata dal grande trauma della prima guerra mondiale. Anche a seguito di una crisi religiosa, si dedicò quasi esclusivamente all’arte sacra dal 1924 al 1934, producendo affreschi e mosaici nelle chiese svizzere di Semsales e La Roche; successivamente riprese questi temi anche a Cortona.
Morì a Parigi il 26 febbraio nella sua casa al n. 11 di Rue Schoelcher; il 15 aprile dello stesso anno le sue spoglie furono traslate a Cortona.